L’ansia del debutto, i primi calici versati e il ritorno in vigna: cosa ci portiamo a casa da questi giorni veronesi.
Quattro giorni a Verona volano, ma ti lasciano senza voce e con i piedi a pezzi. Letteralmente. Ora che hanno smontato i padiglioni e stiamo tornando giù in azienda, proviamo a mettere in fila i pensieri. E non è stata la solita fiera di routine.
Quell’attimo prima di versare il vino
Dietro il bancone avevamo una novità importante, e chi fa questo mestiere sa quanta ansia ci sia prima di versare i primi calici di un nuovo progetto. Finalmente abbiamo potuto farvi assaggiare quello che è nato lavorando insieme a Graziana Grassini. Averla in cantina con noi è stato un bell’impatto: ha portato un rigore tecnico pazzesco, aiutandoci a leggere il nostro territorio con una lente diversa, senza stravolgerlo.
Guardarvi annuire in silenzio dopo il primo sorso vale più di cento recensioni.
Il caos bello del Padiglione 12
E poi c’è il caos bello della fiera. È quello che ti fa passare la stanchezza di stare in piedi dieci ore al giorno. Facce note che passano anche solo per un saluto veloce al Padiglione 12, clienti storici, importatori che si fanno mezza Europa per capire dove stiamo andando, e gente nuova che si ferma per caso e rimane a fare due chiacchiere. Abbiamo visto un bel viavai.
Si torna a Ripa Teatina (perché la vigna chiama)
Adesso si torna a casa, a Ripa Teatina, perché in vigna il lavoro non aspetta le nostre tempistiche. Però le valigie pesano meno, perché ce le portiamo dietro piene di feedback veri, prese di coscienza e tanto entusiasmo.
Grazie a chiunque abbia speso dieci minuti del suo tempo per fermarsi da noi. Ci vediamo al prossimo giro.


